8. Dentro lo stato di meditazione

 

Entrare nello stato di meditazione è una cosa, rimanerci è un altra.

Le persone che praticano la disciplina del rilassamento fine la meditazione da poco tempo, possono incontrare sul loro cammino meditativo una curiosità che cerca di capire quello che sta accadendo dentro se stessi.
Ogni stimolo esterno, ogni pensiero generato inconsciamente dall'interno, come una preoccupazione ad esempio, può far retrocedere lo stato mentale in cui ci troviamo. Un qualcosa di simile succede quando ci stiamo per addormentare e qualcosa ci riporta indietro allo stato di veglia.
Passiamo da uno stato mentale ad un altro in pochissimi istanti, involontariamente. Se questo capita nell'entrare in meditazione significa che la nostra attenzione sta andando altrove e con lei la nostra volontà.

Chiedersi ad esempio: sono in meditazione? E' la certezza che non lo siamo.(a meno che non sia proprio la domanda oggetto della nostra meditazione).

Come so se sono sveglio?
Come so se sto dormendo?
Come posso sapere se sono in meditazione?

Se si è in meditazione tutto scorre senza sforzi, è irrilevante conoscere lo stato in cui siamo, quello che accade nello stato di meditazione parte può essere ricordato, parte dimenticato. In meditazione possiamo trovare una soluzione a qualcosa, come una specie di illuminazione ma possiamo anche dimenticare il contenuto, conservando comunque il ricordo di qualcosa di importante che non siamo riusciti a portare con noi nello stato di veglia (fase beta), ossia quando abbiamo riaperto gli occhi e i nostri sensi sono tornati a pieno regime di ricezione. Ogni "spiraglio di luce" che può apparire come una specie di illuminazione, o un idea geniale, può sfuggire alla coscienza ma non può essere perso nel nulla perché risiede dentro di noi e prima o poi, quando meno lo ignoriamo, ritornerà a manifestarsi come per magia.

Entrare in meditazione deve avvenire in modo del tutto naturale.

In anni di pratica ho capito che il vero ostacolo a questo percorso fisico, mentale e spirituale sono gli stimoli esterni e le preoccupazioni di quando siamo svegli.

Immaginiamo che questi dipendano da una manopola che regola il volume, immaginiamo di mettere su zero il volume «stimoli sensoriali-preoccupazioni», oppure immaginando di ruotare questa manopola verso sinistra piano piano sino a zero. 
Il "mondo", lo stato che si presenta in meditazione è inattaccabile dall'emotività, inattaccabile dalle preoccupazioni.
In meditazione è possibile vedere scorrere davanti ai nostri «occhi della mente», verità che nel normale stato di veglia ci turberebbero o che inconsciamente ignoriamo per comodità.

Questo corso base di meditazione è ovviamente un mega concentrato, è molto probabile per chi si è avvicinato a questo percorso fisico-mentale possa trovare gli argomenti di questo corso base, non proprio cosi semplici.

Come ho già detto all'inizio di questo corso base di meditazione, non mi ritengo un guru, sono solamente una persona che condivide un esperienza che può essere maturata solamente in anni da pratica, alcuni si «illuminano» in un lampo (beati loro!), altri come me hanno bisogno di molto più tempo. Posso però confermare che gli effetti di questa disciplina, anche praticata venti minuti al giorno, o un giorno si e un giorno no, o almeno una volta alla settimana, riduce notevolmente lo stress emotivo che spesso ci fa pensare a cose che a mente fredda sarebbero bloccate dalla ragione e dalla coscienza.

Mi sono reso conto di questo dopo diversi mesi che ho interrotto la pratica della meditazione.


 

          
    

 

 

 

 

 7. Verso lo stato di meditazione

 

 



 

Questo corso base è un condensato di come raggiungere uno stato fisico-mentale di rilassamento e calma.
Ora è il momento di concentrarsi su quali siano i benefici che produce lo stato di meditazione.
Molte persone vedono il rilassamento e la meditazione (e fanno bene a pensarlo), come una specie di farmaco alternativo per curare alcuni stati ansiosi che possono riflettersi negativamente anche a livello fisico.

Tu invece, a cosa pensi che serva praticare meditazione?

Entrare nello stato di meditazione significa, per la mia modesta esperienza maturata in anni di pratica , “riuscire a vedere”, “riuscire a pensare”, “riuscire a percepire”, “riuscire a sentire”, senza nessuna interferenza del mondo esterno e del suo riflesso che emerge dal nostro inconscio.

A che serve la meditazione?

Il nostro corpo è un accumulatore naturale di tensioni e di stress, è inevitabile nella società in cui viviamo, non si hai mai tempo per fare nulla, siamo sempre impegnati nel fare o nell’andare da qualche parte (me compreso!!!),.

Siamo impegnati troppo con noi stessi a fare o a pensare chissà cosa, siamo bombardati giornalmente da stimoli che entrano prepotentemente nella nostra testa e che possono modificare il nostro stato psico-fisico. La meditazione viene in aiuto come un qualcosa in grado di ridurre, alleggerire, sino ad eliminarlo completamente, il sovraccarico di informazioni e di stress che accumuliamo durante la vita di tutti i giorni. Può inoltre mostrarci le nostre ferite interiori e aiutarci a curarle, può essere utile a molte altre cose come comprendere meglio un problema ed accettare una soluzione, oppure raggiungere quella chiarezza e sicurezza che nel nostro normale stato cosciente difficilmente riusciamo ad ottenere.

Con la meditazione non si diventa dei super uomini, la meditazione permette di «pulire», di «mettere ordine» dentro di noi, di svuotarci dalle energie negative accumulate e  ricaricarci per poter sentirci più «svegli», calmi e rilassati.
Può essere un utile supporto per chi dorme poco e un prezioso «ricarica batterie» del corpo e della mente.

Ma entriamo nel dettaglio!

Superata la fase del rilassamento ed entrati nello stato alfa, il nostro corpo sarà completamene rilassato e i nostri pensieri saranno sotto il nostro controllo cosciente e consapevole.

La prima fase per entrare nello stato meditativo consiste nel eseguire una concentrazione più profonda, quindi «IO e l'oggetto della meditazione», nient'altro. Da qui si prosegue verso un diverso stato di coscienza, un modo di essere e di pensare che impariamo a conoscere e a controllare con il tempo e l'esperienza.

Capita spesso, a chi si trova alle prime esperienze, di entrare nello stato di meditazione in modo intermittente. Ossia di entrare e uscire da questo stato perché la nostra attenzione si sposta inconsciamente, o consciamente, su quello che ci sta succedendo in un preciso istante o, ad esempio, per qualche stimolo esterno che ci fa risalire ad uno stato cosciente dove i sensi sono nuovamente "accesi" e particolarmente ricettivi.

Se questo capita è normale, è necessario abituarsi a questo nuovo stato di coscienza in cui entriamo, ignorando tutto quello che proviene dal mondo esterno e ignorando lo stato in cui ci troviamo.

Quando sei in meditazione, tutto scorre perfettamente senza sforzo e senza nessun tipo di distrazione.

Se ti sei avvicinato da poco a queste cose ti posso confidare che il miglior maestro per insegnarti a entrare in meditazione è la tua esperienza, è quello che in ogni tuo «viaggio meditativo» apprendi.

Chiunque è in grado di insegnare la meditazione, tu stesso puoi prendere qualche libro che ne parla, farne dei riassunti e creare una tua personale versione. Però ricorda bene un conto è insegnare e apprendere da un libro, o da pagine web come questa che stai leggendo e un conto è imparare dalla propria esperienza pratica.

 

 

           


    

 

 

 

 

5. Un passo indietro: la concentrazione

 

 

Una volta che si è in posizione di rilassamento e incominciamo a concentrarci su punto fisso, un immagine, o si sta recitando una preghiera, o un mantra, chi si trova alle prime esperienze (ma anche chi è già pratico) si trova a confrontarsi con propria mente che tende a fare e a pensare quello che vuole. Il nostro scopo, in questo caso, è cercare di mantenere un pensiero fisso mentre una mandria di bufali impazziti (i nostri pensieri), invadono, stravolgono la nostra pratica di rilassamento per arrivare allo stato meditativo.

I pensieri indesiderati fanno in modo di allontanare la nostra attenzione da ciò che vogliamo ottenere.

Tutti fanno e hanno fatto quest'esperienza, anche i guru più vecchi del pianeta. E' normale! Fa parte di questo percorso "spirituale", citando le parole di un guru indiano (Gurunath), "se state imparando a cavalcare, siete destinati a ferirvi!". Se state imparando a meditare, siete destinati a incontrare queste difficoltà."

E' l'esperienza che ci fa diventare maestri, peggiore è l'esperienza meditativa che stiamo vivendo e maggiore sarà la consapevolezza che otterremmo. Apprenderemo da noi stessi come si comporta il nostro corpo e la nostra mente e cercheremo di guidare il nostro corpo e i nostri pensieri verso uno stato di immobilità fisica e mentale.

Siamo concentrati sulla nostra immagine, cerchiamo di mantenere fissa l'attenzione ma altri pensieri cercano di disturbarci, ad esempio: "devo telefonare a...., devo comprare questo per...., devo ricordarmi di prendere..., il mio gatto!!!, il mio cane!!! Sono arrabbiato/a per questo o quello, .... Chi si trova agli inizi dovrà imparare a riportare l'attenzione sull'immagine o sul mantra che sta recitando. Quando la mente vagabonda, il nostro compito e riportarla verso l'immagine, all'oggetto della nostra concentrazione. Questo è lo sforzo della concentrazione: riportare indietro la mente di nuovo ed ogni volta, per legarla all'oggetto su cui deve puntare la nostra concentrazione.

In occidente la concentrazione viene definita come la facoltà esclusiva dell'attenzione. La concentrazione è l'atto di legare tutta la sostanza della nostra mente a un solo oggetto, riportandola indietro ancora e ancora di nuovo, sull'oggetto della nostra concentrazione ogni volta che viene distratta. La sostanza della mente, i nostri pensieri sono come un grande oceano in tempesta, un uragano, la mente non è organizzata, non è immobile. Se avessimo la fortuna di avere un vero maestro davanti, la nostra mente si potrebbe acquietare velocemente con la sua Coscienza. In un minuto il maestro potrebbe portarci avanti con la pratica in un lampo. Purtroppo da soli la cosa è molto, ma molto più difficile ma non impossibile.

La concentrazione non è solo focalizzare la mente su un oggetto, un immagine, una preghiera, un mantra, la concentrazione include lo sforzo di riportare la nostra mente, che si è allontanata dall'oggetto, al punto focale della concentrazione. E' una cultura che molto difficilmente viene insegnata nel mondo occidentale.

Nell'educazione occidentale la concentrazione viene spesso associata all'attenzione: "Vieni qui, stai attento!!!!", "stai attento, concentrati!!!"

Per questo motivo si apprende, erroneamente, che la concentrazione è mettere a fuoco un oggetto solo. Questo modo di vedere occidentale non è proprio la spiegazione esatta di concentrazione. La concentrazione è l'atto di riportare indietro la mente vagabonda, ancora e ancora, come un bambino svogliato, riportarla indietro all'oggetto della nostra attenzione. Quando la mente ha smesso completamente di vagabondare e si trova sull'oggetto dell'attenzione, quando tutto scorre senza sforzo: questo si chiama meditazione. Occorre aver chiara questa distinzione in testa, in modo da poterla riconoscerla, La meditazione è una concentrazione più profonda.

In questo post, siamo saltati dal rilassamento allo stato di meditazione molto velocemente. Purtroppo non è assolutamente così semplice raggiungere lo stato meditativo in poco tempo, ci vuole molta pratica costante ma i benefici che si ottengono sono sorprendenti. Attraverso il rilassamento e la meditazione è possibile svuotarsi delle tensioni fisico emotivo e ricaricarsi ottenendo energie preziose per vivere meglio la giornata. E' possibile che persone raggiungano lo stato meditativo in modo del tutto inconsapevole ma se abbiamo la conoscenza di che "faccia" hanno certi stati mentali e spirituali, sarà più semplice diventare consapevoli di dove ci troviamo in un determinato momento.

 

          


    

 

 

 

6. Come faccio a sapere se sono rilassato

 

 

 

Chi si trova alle prime armi con il rilassamento e vuole raggiungere lo stato di meditazione, deve necessariamente rendersi conto in che stato psico-fisico si trova. Una cosa molto importante e registrare i propri tempi negli esercizi di rilassamento, i neofiti di questa pratica noteranno che si può avere una certa intolleranza all'immobilità. Ossia, dopo diversi minuti si potrebbe avvertire la noia che è una dei nemici principali che possiamo incontrare in questa pratica che porta solo benefici. Molti esercizi di rilassamente possono apparirci inefficaci e potrebbero venirci pensieri in testa come: "quello che ho fatto non è servito a nulla!"(o qualcosa di simile), oppure ci sentiamo totalmente insoddisfatti del tempo che abbiamo impiegato.

Se questo accade non scoraggiatevi, è normale, prima di prendere confidenza con lo stato di rilassamento occorrono molte ore di pratica, questo però non significa che tutto il tempo che abbiamo speso sia stato inutile perchè è esattamente l'opposto. Il solo fatto di tenere il corpo immobile per almeno un quarto d'ora permette di allentare le tensioni fisiche (a meno che non siate continuamente tesi come una corda di violino) e di recuperare energie prezionse. Con il tempo e la pratica il vostro fisico e i vostri pensieri troveranno un binario in comune su cui viaggiare.

Se siete entrati nella fase di rilassamento dovreste percepire queste sensazioni:

- sentirsi sprofondare - respirazione molto lenta e di pancia

- calore generalizzato in tutto il corpo - perdita di sensibilità delle gambe e delle braccia

- perdere completamente la sensazione del proprio corpo - sentirsi leggeri come l'aria oppure sentirsi pesanti

- sensazione di torpore - serenità, calma muscolare

Se individuate questi stati cercate di diventarne consapevoli, ricordate quei o quel particolare momento, in modo da poterlo riconoscere subito nelle successivi rilassamenti che effettuerete nel tempo, più entrerete in confidenza con questi stati, più diminuirete il tempo per riuscirvi a rilassare completamente nelle sedute successive.

Quando riuscirete ad entrare in uno stato di rilassamento in meno di 10 minuti sarete pronti per iniziare ad avvicinarvi allo stato di meditazione.

 

                            
    

  

 

 

4. Entrare nello stato alfa

 

 

 

Riconoscere lo stato alfa e rimanerci

Nel precedente post è indicato come rilassarsi mentalmente e fisicamente per raggiungere uno stato di calma, di quiete, uno stato mentale dove pensieri assillanti e tensioni emotive hanno un peso insignificante in questo determinato presente che stiamo vivendo. Questo è un mega concentrato di teoria del rilassamento, ma piano piano cercherò di trasmettere tutta la mia esperienza sino al punto dove sono arrivato, quello che un guru indiano di nome Gurunath chiama Samadhi.

Non è semplice capire velocemente in che stato mentale ci troviamo durante gli esercizi di rilassamento ma è possibile riconoscere alcuni segnali che il corpo e la mente trasmettono quando si entra nello stato alfa.

Nello stato alfa tutte le tensioni fisiche ed emotive sono notevolmente ridotte, usando un analogia è come se avessimo il volume delle nostre preoccupazioni notevolmente abbassato, tanto da percepirlo appena, ma senza darci la benchè minima preoccupazione.

Nello stato alfa si può percepire un senso di torpore, di formicolio, un senso di pesantezza o di leggerezza, senso di caduta del corpo, o altre cose simili. Il passaggio dallo stato beta allo stato alfa, può essere simile alla fase di presonnolenza; quello che puà capitare, ad esempio, quando ci si appisola davanti alla tv, o leggendo un libro.

Nel rilassamento indotto però i nostri "occhi" sono aperti sull'esperienza che stiamo vivendo, quindi ponendo un po di attenzione su questo stato, e il cercare di ricordare tutti i particolari che stiamo vivendo, tornerà molto utile in tutte le esperienze di rilassamenti che faremo nel nostro futuro. Con il tempo si riesce ad acquisire l'abilità di entrare nello stato alfa in meno di due minuti, in modo del tutto naturale.

Più si osserva se stessi nella fase di immobilità fisica e calma mentale, più si diventerà consapevoli di dove ci troviamo, ossia in che stato mentale siamo. Con il tempo e la pratica maturiamo una certa automaticità nel riconoscere lo stato alfa, e una volta che avremmo compreso quali effetti positivi mentali e fisici produce, desidereremo spingersi oltre per arrivare allo stato di meditazione.