Memorizzare informazioni con gli schedari visivi

 

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Gli schedari visivi sono uno, o più ricordi a lungo termine precostruiti in modo volontario e cosciente, ricordi che si consolidano nel tempo: giorni, mesi, anni.
Imparare a memorizzare informazioni con la memoria visiva, è come imparare a scrivere le immagini nella propria memoria, un qualcosa che da bambini sapevamo fare con naturalezza, mentre da adulti (si intende dopo i 18 anni o dopo le scuole superiori), quest'abilità innata si è, con l'istruzione obbligatoria arrugginita, per la troppa specializzazione dell'emisfero sinistro che "tira i fili" del pensiero logico-razionale e del linguaggio.

Grazie alle mnemotecniche possiamo fare in modo di sfruttare quest'antica abilità che possediamo, e nel contempo, fare in modo di creare un rapporto di collaborazione tra i due emisferi in un percorso obbligato, quello dell'applicazione di una tecnica di memoria: la parte destra fornisce le immagini e la parte sinistra i numeri e le parole.
Nell'immagine successiva vediamo un immagine della mappa delle regioni dell'Italia, è nuda di riferimenti linguistici: numeri, parole e altri particolari che ci permetterebbero di capire subito che cosa stiamo guardando, senza nemmeno pensarci. E' molto probabile che tanti riusciranno a identificare velocemente il nome di molte regioni anche senza nessuna indicazione scritta, ma un conto è osservare una mappa geografica che presenta solamente linee di confine, un altro conto è osservare una mappa geografica che contiene riferimenti linguistici come: numeri e parole.

 

 

un altra cosa è osservarla così:

 

 

La prima mappa è  solo pura visualizzazione, la seconda mappa è invece un "matrimonio" di ricordi tra immagini e il linguaggio. Un qualcosa di molto più potente da ricordare.

 

 

Gli schedari visivi

Hanno la stessa "logica" di costruzione della tecnica dei loci e del palazzo della memoria (che poi sono la stessa identica cosa), ossia si basano su punti di partenza disposti in modo ordinato e sequenziale. Un po' come le fermate di un autobus, o un metrò che fa sempre la stessa linea, ne ha un certo
numero e sono sempre le stesse.

 

 

Chi per lavoro, o per andare a scuola, quasi tutti i giorni deve prendere la metrò a Comasina per arrivare a San Donato, imparerà le fermate nel tempo senza studiarle. Apparirà sicuramente ovvio a molti il fatto che sia naturale che dopo un numero indefinito di volte che si percorre avanti e indietro questo tragitto, il cervello assocerà nel tempo, in modo spontaneo, tutte le fermate: una all'altra,  prendendo come riferimento qualcosa su cui abbiamo puntato l'attenzione mentre, ad esempio,  la metrò si fermava per far salire e scendere i passeggeri.
Quante volte occorreranno e soprattutto quanto tempo servirà per imparare tutte le fermate a memoria? E' un incognita a cui nessuno potrà rispondere, nemmeno "approssimativamente".

Con lo schedario visivo, la tecnica dei loci, il palazzo della memoria, succede praticamente la stessa  identica cosa, più volte visualizzeremo il percorso: caselle visive o luoghi;  prima il ricordo a lungo termine che stiamo creando diventerà potente e duraturo. Proprio come quel lavoratore che ha imparato a memoria tutte le fermate della linea gialla involontariamente. Ovviamente per la tecnica di memoria, la memorizzazione richiederà moltissimo tempo in meno.

Quando diventiamo abili ne muoverci nel nostro percorso visivo mentale con scioltezza,  dall'inizio alla fine della tecnica, avanti e indietro con la stessa velocità, quando il richiamo della mnemotecnica procede autonomamente, ossia che ci muoviamo nella tecnica in modo istantaneo e con facilità, in questo caso è possibile affermare che la mnemotecnica è saldamente consolidata.


E' necessario tenere sempre bene a mente che la tecnica di memoria è solamente un costrutto mentale, un ricordo creato "artificialmente", tendenzialmente statico nella sua base, come se fosse un cortometraggio che ha un inizio e una fine sempre quella, immutabile nei suoi punti fissi di riferimento. Quando memorizziamo delle informazioni nella tecnica, stiamo cambiando la struttura originale di quel ricordo, o ne stiamo creando una simile associando altre informazioni visive.

Se la prima casella visiva del nostro schedario è, ad esempio, l'immagine di una mela che rappresenta la casella uno dello schedario dei colori, oppure l'immagine di una tazzina di tè che è la casella numero uno dello schedario visivo  fonetico; ogni volta che proveremo a fare un'associazione visiva, ad esempio, una spada che taglia in due la mela, o che rompe la tazzina di te, avverrà un cambiamento nella struttura originale del ricordo (la mnemotecnica). Per questo motivo le possibilità di ricordare si alzano esponenzialmente, in quanto l'esperienza visiva interiore che abbiamo creato a livello cosciente,  è considerata dal cervello come una nuova esperienza visiva simile ad una che già si possiede, e che diventerà parte delle esperienze visive vissute nella giornata, anche se in questo caso si tratta di esperienze visive interiori.


Proviamo ad associare questa semplice lista di nove parole:

 

- accendino

- giraffa

- trapano

- scarpe

- occhiali

 

- telefono

- galleria

- bolle

- quaderno

 

 

Lo schedario visivo che prendiamo per creare l'esempio è quello dei colori 1-10 ma è possibile utilizzare anche lo schedario visivo fonetico 1-10, o le prime dieci lettere di uno schedario visivo alfabetico. E' indifferente, l'importante è che abbia dieci punti di partenza e che siano disposti in modo sequenziale proprio come le fermate di un autobus, o di una metrò.

Lo schedario dei colori di dieci caselle:

 

Associamo ora la prima parola della lista: "accendino". La casella visiva uno dello schedario dei colori, ossia: Mela. Iniziamo quindi a visualizzare una bella mela rossa e succosa e un accendino, cercando di dare vita ad una scena, la prima cosa che viene in mente va bene. Ad esempio, possiamo visualizzare una mela che spaccandola in due all'interno troviamo un accendino. Oppure possiamo visualizzare la mela rossa che cadendo dal cielo va proprio a tappare il buco di un grande accendino. Possiamo anche immaginare di prendere noi l'accendino e di scaldare la mela con la fiamma, sino a sentire la puzza di buccia di mela bruciata. 

Ora passiamo alla seconda parola da memorizzare: giraffa. Anche qui è molto semplice, visualizziamo la seconda casella visiva dello schedario dei colori: arancio e associamola visivamente all'immagine della giraffa. Possiamo anche qui trovare associazioni molto elementari come ad esempio immaginare una giraffa in uno zoo dove dei bambini molto dispettosi gli stanno lanciando delle arance ma lei contenta però se le mangia prendendole al volo.
Per la memorizzazione della terza parola della lista: trapano. utilizziamo la terza casella visiva dello schedario dei colori: Banane. Come per le due memorizzazioni precedenti, visualizziamo un TRAPANO (magari proprio noi con un trapano in mano) mentre stiamo facendo tanti buchi in questa BANANA che si rivela essere poi un pezzo di legno verniciato (elemento rafforzativo che può essere aggiunto o meno).
Si prosegue continuando la memorizzazione delle parole nelle caselle visive rimanenti, dalla quarta parola della lista sino all'ultima parola della lista.

1 - mela-accendino

2 - arancia-giraffa

3 - banana-trapano

 

4 - prato-scarpe

5 - jeans-occhiali

 

6 - viola-telefono

7 - violino-galleria

8 - strada-bolle

9 - ragno nero-quaderno

 

Memorizzare la lista con lo schedario visivo fonetico

Il metodo di memorizzazione è lo stesso, si inizia la memorizzazione dalla casella uno e si associa ogni singola parola da memorizzare, ad ogni casella dello schedario partendo da uno.

Quindi visualizziamo la casella numero uno dello schedario visivo fonetico: 1-TE' e l'associamo visivamente con la prima parola della lista: accendino. Anche qui è possibile trovare facilmente un'associazione elementare, come ad esempio, visualizzare di scaldare la tazzina da sotto del nostro tè con un grande accendino. Oppure immaginare che qualcuno, o noi stessi, stiamo sorseggiando tranquillamente un te e qualcosa va a finire nella nostra tazza e che cos'è: proprio un accendino, chi l'avrà lanciato nella nostra tazza? 

Proseguite autonomamente nel trovare le associazioni visive giuste come già mostrato in tutti gli esempi precedenti. Evitate assolutamente di soffermarvi troppo su ogni singola memorizzazione, più riflettete su che tipo di associazione visiva è meglio utilizzare, più si sprecheranno energie mentali inutilmente e aumenterà la possibilità di dimenticare quell'informazione che eravamo convinti di aver ben memorizzato.

 

 

1- TE'- accendino

2- NOE'- giraffa

3- AMO - trapano

4- RE'- scarpe

5- ALI - occhiali

6 - CIAO - telefono

7 - AGO - galleria

8 - UFO - bolle

9 - BOA - quaderno

 

Una volta memorizzate tutte le parole nel nostro schedario visivo preferito, per ricordarle nello stesso ordine sarà sufficiente ripensare ad ogni singola casella visiva utilizzata nella nostra memorizzazione, e li, troveremo anche ogni singola parola della lista che abbiamo memorizzato in precedenza.

E' inutile preoccuparsi, o disperarsi nel caso di un pessimo risultato, come è irrilevante se le avete ricordate tutte senza errore. Queste sono solamente delle memorizzazioni elementari di base che servono esclusivamente per comprendere il perché a volte le associazioni riescono bene, altre invece no.

A questi livelli la bravura o la predisposizione sono praticamente irrilevanti, si può iniziare a considerarsi dei veri apprendisti mnemonisti nel momento che si è in grado di memorizzare una cinquantina di singole informazioni  in almeno una decina di minuti, come ad esempio: un numero di cinquanta cifre, una lista di 50 parole casuali, un mazzo di carte.

 

Paragrafo successivo: 

Lo schedario alfabetico (26 aprile 2021)

 

 

 

 

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Lo schedario visivo fonetico di cento caselle


Lo schedario visivo fonetico può essere considerato l'evoluzione della conversione fonetica; oltre ad essere utile per memorizzare più velocemente numeri, permette di moltiplicare esponenzialmente la capacità di memorizzare informazioni di diverso genere: numeri, parole, carte da gioco, immagini comuni, ecc.

È una mnemotecnica molto potente e può essere utilizzata contemporaneamente ad altre mnemotecniche, in modo da accrescere ulteriormente il potenziale. Per sviluppare questa mnemotecnica è necessario aver compreso la logica e i meccanismi della conversione fonetica, in modo da eseguire la tecnica dello schedario visivo con rapidità. Ogni casella visiva memorizzata e impressa nella memoria seguendo le regole della mnemotecnica, diventa un punto di partenza dove poter memorizzare delle informazioni. Di seguito i video per la costruzione dello schedario visivo fonetico con audio supporto. 

 

Schedario visivo dalla casella uno alla casella dieci (1-10)

 

 

 

Schedario visivo dalla casella undici alla trenta (11-30)

 

 

 

Schedario visivo fonetico dalla casella trentuno alla casella sessanta (31-60)

 

 

Schedario visivo fonetico dalla casella trentuno alla casella sessanta (61-100)

 

 

 

Confrontato con lo schedario visivo dei colori, lo schedario fonetico presenta molti più limiti a livello associativo: il limite deriva dalla tecnica della conversione fonetica. Prendiamo ad esempio il numero 74 che convertito in parola diventa CARRO (74) (suono - ch/gh -che corrisponde al numero sette e il suono - r - che corrisponde al numero quattro): quante parole riuscite a trovare oltre a...

- carro, carie, curry, coro, cura? E se il numero fosse 86?

La differenza tra lo schedario visivo e lo schedario dei colori  nel convertire un numero in immagine, consiste nel fatto che con la tecnica dei colori si inizia direttamente dal colore/i e si risale all'oggetto, mentre nella conversione fonetica si inizia da un suono che diventa parola e successivamente immagine. Per convertire ad esempio il numero 74 in un casella visiva con tecnica dei colori, utilizziamo il marrone corrispondente al sette e il verde corrispondente al quattro: un albero con un fusto molto largo (marrone) e la chioma verde, le foglie. Ma potremmo combinare questi due colori in altri modi per rappresentare la casella 74: ad esempio, possiamo immaginare una pozza di fango marrone con uno zerbino di erba finta verde che serve per il passaggio, o, se vogliamo slegarci da questo semplice contesto, potremmo immaginare una scrivania marrone (chiaro o scuro non importa, basta che sia marrone!) con sopra una lampada verde. Oppure la porta di un appartamento (ce ne sono moltissime!) ma con una stranissima maniglia verde a forma di Mantide religiosa (oppure un rettile di colore verde), eccetera.

Questa parentesi è necessaria per comprendere la differenza sostanziale di base tra lo schedario visivo fonetico e lo schedario dei colori. Il risultato finale dei due schedari è il medesimo, avendo entrambi lo stesso potenziale. Ovviamente più mnemotecniche si sviluppano e si è in grado di padroneggiare, più la capacità di memorizzare informazioni aumenta in modo esponenziale.

 

 

Paragrafo successivo: 

Memorizzare informazioni con lo schedario visivo fonetico
(disonibile dopo le vacanze pasquali)
 

 

  

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Il percorso classico delle tecniche di memoria


Sia prima che dopo essermi interessato seriamente a questi argomenti, mi è capitato di leggere e di visionare alcuni libri sulle tecniche di memoria, anche in lingua inglese. Oggi, rispetto a soli cinque anni fa, il numero dei “formatori” di tecniche di memoria e di libri disponibili, sia in formato cartaceo che digitale, è aumentato di un bel po. Anche su YouTube è possibile trovare tanti video che parlano di tecniche di memoria e come metterle in pratica, video pubblicati soprattutto da persone che, credendo di aver capito come funzionano queste tecniche, intravedono un’ottima opportunità di business nell’insegnarle e “pacchettizzarle” inserendole in metodi di studio miracolosi. Comunque ora ha poca importanza, di seguito una lista delle tecniche che sono presenti in tutti i corsi di memoria, ossia l'ABC delle tecniche di memoria:

 

- La tecnica PAV

- La tecnica dei loci

- La conversione fonetica

- Lo schedario visivo fonetico

- Il palazzo della memoria

 

Tranne che per la tecnica PAV che non è altro che un metodo per associare informazioni visive seguendo la regola: paradosso, associazione vivida; tutte le tecniche di memoria altre si basano esclusivamente su punti di partenza (e sottopunti nelle mnemotecniche più elaborate). Sono tutte ottime mnemotecniche che, se imparate come si deve e successivamente applicate sino a che non si automatizzano certi meccanismi mentali, possono tornare molto utili per tenere a mente centinaia o addirittura migliaia di informazioni. Questo ovviamente non significa che vi permetteranno di imparare per filo e per segno interi paragrafi di libri, o addirittura interi libri più velocemente. Tranne che per la tecnica PAV, che è più un ingrediente quasi indispensabile per tutte le altre mnemotecniche (la prima strategia di memoria da automatizzare), tutte le altre tecniche di memoria possono essere apprese singolarmente. Suggerisco di fermarsi almeno un paio di settimane su ogni mnemotecnica che volete approfondire a livello pratico, riflettendoci qualche minuto tutti i giorni, dato che una o due letture (ma anche tre) non sono assolutamente sufficienti. Non ha importanza quanto tempo gli dedichiate al giorno e dove, l’importante è “ripercorrere” la vostra tecnica di tanto in tanto, impiegando briciole del vostro tempo quotidiano. Occorre ricordare che il processo di apprendimento si attiva anche nel sonno: se pensiamo a qualcosa tutti i giorni, lo portiamo con noi prima di addormentarci; per questo motivo suggerisco di dedicargli un minimo di tempo quotidianamente per un tot di giorni, dato che è l’unico modo per consolidare meglio ciò che volete imparare ed è l’unico modo per impedire di dimenticare subito qualcosa per poi sparire definitivamente dopo qualche tempo che abbiamo smesso di pensarci. La memoria funziona proprio cosi, e spesso la maggior parte delle persone, ignorando proprio questa “verità biologica”, si dichiarano erroneamente “smemorati” o con poca memoria per certe cose.

 

Paragrafo successivo: La tecnica PAV
 

 

  

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La conversione fonetica


La conversione fonetica è una mnemotecnica inventata nel sedicesimo secolo da uno scienziato francese: esistono diverse fonti sulla paternità della versione attuale, ma è irrilevante in questo “corso” di tecniche di memoria. Lo scopo di questa tecnica era ricordare a memoria un certo numero di cifre del Pi greco e nei secoli è stata rielaborata da altri accademici, fino ad arrivare all'ultima versione (quella attuale), verso la fine del 1800. La conversione fonetica figura tra le principali mnemotecniche che sono insegnate tutt'oggi dai formatori italiani e stranieri nei loro corsi; esistono ovviamente delle varianti (in base ai suoni della lingua parlata). La tecnica consiste nell'associare dei suoni fonetici a numeri (solitamente suoni di consonanti), in modo che possano essere create delle combinazioni di parole e successivamente delle immagini, informazioni molto più facili da ricordare. Come nella tecnica dei colori, la conversione fonetica è una specie di intermediario tra la memoria del linguaggio (numeri e parole) e la memoria visiva. A differenza della tecnica dei colori, che si basa esclusivamente su semplici associazioni visive di oggetti contenenti uno o più colori della tecnica, la conversione fonetica richiede l'applicazione di un ragionamento molto più macchinoso all'inizio, che rende l'apprendimento di questa tecnica solitamente scoraggiante e difficile poi da mettere in pratica. È una mnemotecnica che aumenta le difficoltà con l'aumentare delle cifre da memorizzare, richiedendo un dispendio di energie mentali e di tempo nel caso di memorizzazioni superiori a 20-30 cifre.

 

 

Tabella di conversione fonetica

 

 

Di seguito un esempio di come sia possibile memorizzare attraverso questa mnemotecnica i primi 32 decimali del Pi greco dopo la virgola:

3,14159265358979323846264338327950

Una TROTA ALPINA voleva volare fino in CIELO, ma prima di partire si mise la MAGLIA, perché aveva paura del freddo: una vera FOBIA. Arrivata in quota incontrò un’OCA, dalla cui coda mancavano delle PIUME. Gliele aveva strappate uno GNOMO VORACE, che quando non mangia oche si sazia divorando NOCI, noci che coglie dai RAMI coperti di MUFFA, sporcandosi la MANICA vicino al POLSO. Il potenziale della conversione fonetica aumenta esponenzialmente quando si costruisce uno schedario visivo fonetico di 100 caselle. Un qualcosa di molto simile allo schedario visivo dei colori che permette di incrementare notevolmente la capacità di memorizzare molti più numeri in molto meno tempo. In questo modo, utilizzando delle "immagini preconfezionate", associate a numeri, è possibile semplificare e velocizzare di parecchio la memorizzazione. I mental atleti arrivano a costruirsi degli schedari visivi di mille caselle, in questo modo possono raggruppare le cifre da memorizzare a tre alla volta e ridurre ancora di molto il tempo di memorizzazione.
Nella precedente edizione di questo corso, è stata distribuita una versione multimediale dello schedario visivo fonetico, dalla casella 1 alla casella 100 per facilitare l'apprendimento; è disponibile oggi gratuitamente ad uno dei link che troverete nelle ultime pagine di quest'opera. Di seguito trovate la versione classica su "foglio" dello schedario fonetico visivo 1-100.
Adesso proviamo a memorizzare in un altro modo una parte del precedente numero, utilizzando lo schedario visivo fonetico appena proposto.
14 (Torre) 15 (Tela) 92 (Pane) 65 (Cella) 35 (Molle)
Immaginiamo di vedere qualcuno (magari un attore di un film, un nostro amico, amica, o noi stessi), salire su una TORRE (14 suono fonetico T + R), in cima a questa TORRE troviamo una grande TELA (15, suono fonetico T+L), su cui Mister X che abbiamo scelto disegna un pezzo di PANE (9, suono fonetico P+N) mezzo bruciato e mezzo cotto. A questo punto miracolosamente il PANE si materializza saltando fuori dalla TELA e finendo direttamente nella mano del nostro personaggio, con un biglietto; "Porta questo pane alla CELLA (65, suono fonetico Ci+L) del carcerato Dottor Jekyll. A questo punto corre per arrivare alla CELLA e notiamo che le sbarre si sono trasformate in MOLLE (35, suono M+L) che producono un fastidioso rumore metallico quando si muovono. La prima volta che cercai di imparare questa mnemotecnica provai un certo senso di frustrazione: ero parecchio impacciato nel metterla in pratica e scoraggiato dal fatto che anche se l'avessi imparata bene, a livello pratico essa si limitava alla memorizzazione di qualche decina di numeri. Successivamente però, grazie allo schedario visivo fonetico, questo "preconcetto" è caduto e mi ha dato la possibilità di effettuare il primo salto di livello (in modo esponenziale), rispetto alla tecnica di base della conversione fonetica. Lo schedario visivo dei colori, lo schedario visivo fonetico e altri tipi di schedari visivi, possono essere utilizzati per memorizzare altre informazioni che non siano necessariamente numeri. È una delle proprietà principali di questo tipo di mnemotecnica, che si diversifica dalla tecnica dei loci per il tipo di ricordo a lungo termine creato e consolidato per la memorizzazione. La tecnica dei loci e la tecnica dello schedario visivo (che verrà descritta nel prossimo paragrafo) possono essere "fuse" insieme diventando un'unica mnemotecnica molto più potente e veloce da mettere in pratica durante una memorizzazione. 
(Tabella ed esempio: fonte wikipedia)

 

 

Paragrafo successivo:

Lo schedario visivo fonetico (lunedì 20 marzo 2021)
 



 

 

  

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Memorizzare numeri con la tecnica dei colori

 

 

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Immaginiamo di dover memorizzare il seguente numero di telefono:

 

380.95.25.720

 

Si potrebbe pensare: “che mi frega di memorizzare un numero di telefono se ho lo smartphone!!!”, o se siete all’antica su un’agendina di carta (molto all’antica); memorizzare numeri però fa parte dei primi passi per imparare a ricordare in maniera potente efficace e i ragionamenti che si mettono in pratica per memorizzare, ad esempio tre numeri di telefono tutti in una volta, sono gli stessi ragionamenti che serviranno per memorizzare, ad esempio, una lista di 20, 30, 50, 100 parole casuali, o anche un mazzo di carte da gioco.

Solitamente la strategia di memoria più comune, utilizzata per ricordare un numero di telefono, è quella di dividere il numero in più sottogruppi e, successivamente, ripeterli a voce per un certo tempo, usando la memoria a breve termine per imprimerlo nella propria memoria:

tre, otto, zero, novantacinque, venticinque, settecentoventi... tre, otto, zero, novantacinque, venticinque, settecentoventi... tre, otto, zero, novantacinque, venticinque, settecentoventi... tre, otto, zero, novantacinque, venticinque, settecentoventi...

Dopo averlo ripetuto, prima in parti e poi intero, un indefinito numero di volte e quindi memorizzato, successivamente proviamo a memorizzare un altro numero di telefono, forse qualcuno entrerà già in crisi e si darà già per rassegnato ma non ha importanza, ignorate il numero di telefono che avete memorizzato prima e provate a memorizzare il seguente:

314.15.92.653:

tre, uno, quattro, quindici, novantadue, seicentocinquantatre... tre, uno, quattro , quindici, novantadue, seicentocinquantatre... tre,uno,quattro, quindici, novantadue, seicentocinquantatre...

La stragrande maggioranza delle persone automaticamente dimenticherà il numero precedente che aveva memorizzato, oppure la maggior parte delle cifre. Chi riesce a memorizzare due numeri di telefono (una ventina di cifre), tutti in una volta (ad esempio in cinque minuti), lo farà perché ha una buona memoria "al volo", o perché ha adottato strategie di memorizzazione. Questo è un normale limite fisico dovuto alla memoria a breve termine, su cui facciamo affidamento per portare informazioni alla memoria a lungo termine. Provate, senza sforzarvi, a memorizzare i precedenti numeri di telefono, anche nell'arco di un’ora o di tutto il tempo che vi serve. Aspettate 24 ore e provate a ricordare quanti numeri vi sono rimasti in testa, utilizzando per il momento il vostro metodo.

Adesso proviamo a memorizzare i due numeri di telefono con il metodo dei colori.

Per prima cosa vorrei chiarire che questo tipo di memorizzazioni dovranno essere eseguite senza sforzo, con scioltezza. Non necessariamente dovete memorizzare tutto di seguito. Potete memorizzare anche solo i primi quattro numeri, aspettare mezz'ora, memorizzarne altri sei, poi altri quattro, poi altri tre e infine gli ultimi tre (totale 20 cifre), tutto a distanza di minuti, o di ore, come preferite. Questo tipo di memorizzazione non è come le solite memorizzazioni fatte tutte in un colpo (al volo, o in velocità), ma sono finalizzate a comprendere come lavora la nostra memoria.

Il primo numero da memorizzare è 380 che corrisponde ai colori: GIALLO, GRIGIO e BIANCO. Immaginate quindi una banana (3=GIALLO) che rotola sull'asfalto (8=GRIGIO) e a fine strada cade in un dirupo, dove si appoggia dolcemente su una nuvola bianca (0=BIANCO).

Quanto impiegate a visualizzare questa "scena" di immagini? Due, tre secondi sono più che sufficienti se immaginate di osservare da una certa "distanza visiva". Rivedete mentalmente la visualizzazione di questi tre oggetti colorati, prendendovi una decina di secondi (potreste anche annoiarvi e sentirvi stupidi anche per soli dieci secondi!), dopo di che cercate di distrarvi per qualche minuto o, se preferite, anche per ore.

Lo scopo di questo percorso mentale è far comprendere la differenza che c'è tra il ricordare nel modo ordinario e ricordare utilizzando delle strategie di memoria, come la tecnica dei colori, applicate in modo semplice e naturale. Proseguite autonomamente per memorizzare tutte le cifre rimanenti dei due numeri di telefono con la tecnica dei colori. Nessun limite di tempo.

 

380.95.25.720: GIALLO, GRIGIO, BIANCO, NERO, BLU, ARANCIONE, BLU, MARRONE, ARANCIONE, BIANCO.

 

314.15.92.653: GIALLO, ROSSO, VERDE, ROSSO, BLU, NERO, ARANCIONE, VIOLA, BLU, GIALLO.

 

Quando raggiungerete l'immediatezza nel ricordare tutto il numero, provate dopo un paio di giorni (se vi ricordate!) a ripetere questo numero di 10 cifre che avete memorizzato con la tecnica dei colori. Nel frattempo, di tanto in tanto, nella vostra quotidianità, utilizzate il mondo circostante per convertire colori in numeri e viceversa (ad esempio, convertendo visivamente in colori i numeri di una targa). Se vedete una mela rossa, dovete pensare al numero uno. Il vostro mouse di che colore è? Ha più colori? La porta di casa vostra di che colore è? A quale numero della tecnica dei colori corrisponde? Questo tipo di ragionamento consolida l'abilità di conversione tra informazioni visive e informazioni di tipo linguistico: numeri e viceversa.

 

 

Paragrafo successivo: Lo schedario visivo dei colori di cento caselle
(al momento in fase di nuova revisione e aggiornamento)

Puoi saltare alla seconda parte dell'opera:
Il precorso classico delle tecniche di memoria

 

 

 

 

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