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La tecnica del palazzo della memoria step 6-10

 

 

6. Utilizza la creatività ma sfrutta anche ricordi a lungo termine che ricordi bene

Non tutte le informazioni sono facili da memorizzare. Ci sono parole come "astrazione", ad esempio, che possono farci tirare il freno a mano sulla creatività. È consigliabile, in questi casi, spezzare l'informazione in due o tre parti per renderla molto più semplice da memorizzare. La parola "astrazione" potrebbe essere visualizzata in questo modo:
Astra = il nome di un’automobile
Azione = il comando utilizzato nei set cinematografici per dare il via: “ciak si gira: azione”.
A questo punto sforziamoci di trovare un’associazione che leghi le due parole e ci aiuti a risalire immediatamente alla parola ASTRAZIONE. Il fatto di non avere nessun legame logico ma solo di assonanza, migliora la memorizzazione. Più cerchiamo un legame logico per ricordare, più si alzano le probabilità di dimenticare. Questo perché se usiamo le immagini dobbiamo utilizzare immagini per memorizzare, un ragionamento potrebbe essere impossibile visualizzarlo in modo semplice e di conseguenza viene dimenticato alla prima ripetizione.

 

 

7. Rafforza continuamente la tua struttura mnemonica

 

Come per qualsiasi altra tecnica di memoria, per mantenere il massimo delle sue performance è consigliabile ripassare la struttura mnemonica almeno una volta al giorno sino alla sua completa assimilazione. Sarebbe molto produttivo inserirla tra le nostre abitudini giornaliere. Come è stato già detto a proposito delle altre tecniche di memoria, anche questa tecnica può essere ripassata in pochissimo tempo una volta consolidata. È praticamente impossibile non trovare qualche minuto al giorno per rivedere la struttura che abbiamo creato. Possiamo immaginare che rivedere e ripercorrere la nostra struttura di memoria giornalmente sia un po’ come spolverare i ricordi e renderli più splendenti. Solitamente esercitarsi nel memorizzare informazioni è noioso, ma è solo uno dei tanti modi per tenere stimolata la propria memoria e potenziare le mnemotecniche.

 

8. Esplora il tuo palazzo come se fossi veramente nella realtà


Immaginate di essere dentro la vostra struttura mnemonica, come nella realtà, sfruttando il meccanismo dell’osservazione. Ripercorrere mentalmente la struttura che abbiamo costruito è molto utile per far comprendere al nostro inconscio che quel ricordo è molto importante per noi. Sfruttare il meccanismo dell’osservazione quando ripercorriamo i luoghi è molto utile per rafforzare ancora di più la tecnica. Cosa vediamo esattamente nel loco uno, nel loco due, nel loco tre ecc.? Quali sono i particolari che distinguono un luogo da un altro? Questo esercizio è molto utile per ridurre, sino a farla scomparire, l’insicurezza di confondere un luogo o una stanza con altri. Nel momento in cui attiviamo il meccanismo dell’osservazione, mettiamo in moto anche il meccanismo della concentrazione. Questi esercizi sono stimoli naturali che aumentano le performance mentali e mnemoniche. Esercizi che non richiedono particolari sforzi mentali e soprattutto dove non dovrebbero esistere difficoltà visto che ci muoviamo tra ricordi che conosciamo molto bene e che noi stessi abbiamo creato con il fine di memorizzare altre informazioni.

 

 

9. Ricorda che ogni ricordo subisce un naturale deterioramento

Tutti i ricordi che memorizziamo sono destinati a deteriorarsi con il tempo. Questi ricordi però seguono degli schemi biologici; se memorizzate, ad esempio, una lista di venti parole utilizzando il palazzo della memoria, dovrete aspettare almeno ventiquattr’ore per poter riutilizzare nuovamente gli stessi luoghi per memorizzare in modo efficiente. Questo ovviamente vale per chi è agli inizi del percorso. Qualcuno ha invece sostenuto che è possibile riutilizzare i loci come se si sovrascrivesse, senza il pericolo di confondersi. Se voi siete fra questi, beati voi! Generalmente, ciò che viene memorizzato con una tecnica di memoria dura molte ore, e riutilizzare subito gli stessi luoghi, o le stesse stanze di una memorizzazione precedente, potrebbe generare confusione. Una volta memorizzate le informazioni che ci interessano, è impossibile cancellarle in modo volontario. Abbiamo il potere di creare ricordi ma non abbiamo il potere di distruggerli a nostro piacimento. Volendo, per i più appassionati di queste cose e che desiderano mettersi alla prova più volte con la stessa mnemotecnica nello stesso giorno, è possibile utilizzare delle strategie di “copertura” del ricordo, immaginando uno scenario in una condizione ambientale differente, come sotto la pioggia, in un ambiente desertico, oppure si può immaginare un terremoto che distrugge completamente tutti i loci; dopodiché immaginare che tutto risorga dalle ceneri e che torni nuovo e pulito.
È una strategia mentale che mette alla prova la propria concentrazione, se l’applicherete per effettuare nuove memorizzazioni vi renderete conto di quanto la memoria visiva sia difficile da controllare in certi contesti e come risulta molto più vantaggioso aumentare il numero di punti di partenza, senza preoccuparsi troppo sul loro numero, visto che la memoria visiva non può essere messa sullo stesso piano della memoria del linguaggio perché essa è immensamente molto più capiente e veloce.

 

 

10. Estendi la tua struttura mnemonica: crea la tua città della memoria

La città della memoria è il livello superiore della tecnica del palazzo della memoria. Se siamo stati in grado di creare un palazzo della memoria e l’abbiamo consolidato in maniera stabile, possiamo andare avanti creando altri palazzi della memoria. Il fatto di non memorizzare informazioni non significa che cambierà la nostra capacità di memorizzazione, in quanto è la tecnica che abbiamo creato lo strumento che ci permette di memorizzare. La differenza che c’è tra una persona che esegue memorizzazioni ogni giorno e una che ne esegue qualcuna all’anno (ma ripassando però ogni tanto la sua o le sue mnemotecniche), è che le prime sono solo più veloci nel memorizzare ma appena smetteranno di esercitarsi in modo continuo, torneranno ad un livello base di memorizzazione proprio come chi si esercita in modo sporadico ma ormai possiede il metodo per ricordare, come la capacità di leggere e di scrivere. Ognuno di noi può estendere la sua mnemotecnica senza un vero limite, ma è molto importante che tutto sia ben organizzato e disponibile a livello cosciente. Ripercorrere le proprie tecniche è un esercizio molto semplice che dovrebbe essere svolto quotidianamente; come già detto precedentemente, lo si può fare anche a pezzi, anche per solo un minuto se non si ha tempo, l’importante è mantenere quella continuità che mantiene stimolata la tecnica e che la fa diventare uno dei ricordi a lungo termine più potenti che possedete.

 

Esercitazioni pratiche parte seconda (prossimamente)

 

 

 

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Memorizzare informazioni con gli schedari visivi

 

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Gli schedari visivi sono uno, o più ricordi a lungo termine precostruiti in modo volontario e cosciente, ricordi che si consolidano nel tempo: giorni, mesi, anni.
Imparare a memorizzare informazioni con la memoria visiva, è come imparare a scrivere le immagini nella propria memoria, un qualcosa che da bambini sapevamo fare con naturalezza, mentre da adulti (si intende dopo i 18 anni o dopo le scuole superiori), quest'abilità innata si è, con l'istruzione obbligatoria arrugginita, per la troppa specializzazione dell'emisfero sinistro che "tira i fili" del pensiero logico-razionale e del linguaggio.

Grazie alle mnemotecniche possiamo fare in modo di sfruttare quest'antica abilità che possediamo, e nel contempo, fare in modo di creare un rapporto di collaborazione tra i due emisferi in un percorso obbligato, quello dell'applicazione di una tecnica di memoria: la parte destra fornisce le immagini e la parte sinistra i numeri e le parole.
Nell'immagine successiva vediamo un immagine della mappa delle regioni dell'Italia, è nuda di riferimenti linguistici: numeri, parole e altri particolari che ci permetterebbero di capire subito che cosa stiamo guardando, senza nemmeno pensarci. E' molto probabile che tanti riusciranno a identificare velocemente il nome di molte regioni anche senza nessuna indicazione scritta, ma un conto è osservare una mappa geografica che presenta solamente linee di confine, un altro conto è osservare una mappa geografica che contiene riferimenti linguistici come: numeri e parole.

 

 

un altra cosa è osservarla così:

 

 

La prima mappa è  solo pura visualizzazione, la seconda mappa è invece un "matrimonio" di ricordi tra immagini e il linguaggio. Un qualcosa di molto più potente da ricordare.

 

 

Gli schedari visivi

Hanno la stessa "logica" di costruzione della tecnica dei loci e del palazzo della memoria (che poi sono la stessa identica cosa), ossia si basano su punti di partenza disposti in modo ordinato e sequenziale. Un po' come le fermate di un autobus, o un metrò che fa sempre la stessa linea, ne ha un certo
numero e sono sempre le stesse.

 

 

Chi per lavoro, o per andare a scuola, quasi tutti i giorni deve prendere la metrò a Comasina per arrivare a San Donato, imparerà le fermate nel tempo senza studiarle. Apparirà sicuramente ovvio a molti il fatto che sia naturale che dopo un numero indefinito di volte che si percorre avanti e indietro questo tragitto, il cervello assocerà nel tempo, in modo spontaneo, tutte le fermate: una all'altra,  prendendo come riferimento qualcosa su cui abbiamo puntato l'attenzione mentre, ad esempio,  la metrò si fermava per far salire e scendere i passeggeri.
Quante volte occorreranno e soprattutto quanto tempo servirà per imparare tutte le fermate a memoria? E' un incognita a cui nessuno potrà rispondere, nemmeno "approssimativamente".

Con lo schedario visivo, la tecnica dei loci, il palazzo della memoria, succede praticamente la stessa  identica cosa, più volte visualizzeremo il percorso: caselle visive o luoghi;  prima il ricordo a lungo termine che stiamo creando diventerà potente e duraturo. Proprio come quel lavoratore che ha imparato a memoria tutte le fermate della linea gialla involontariamente. Ovviamente per la tecnica di memoria, la memorizzazione richiederà moltissimo tempo in meno.

Quando diventiamo abili ne muoverci nel nostro percorso visivo mentale con scioltezza,  dall'inizio alla fine della tecnica, avanti e indietro con la stessa velocità, quando il richiamo della mnemotecnica procede autonomamente, ossia che ci muoviamo nella tecnica in modo istantaneo e con facilità, in questo caso è possibile affermare che la mnemotecnica è saldamente consolidata.


E' necessario tenere sempre bene a mente che la tecnica di memoria è solamente un costrutto mentale, un ricordo creato "artificialmente", tendenzialmente statico nella sua base, come se fosse un cortometraggio che ha un inizio e una fine sempre quella, immutabile nei suoi punti fissi di riferimento. Quando memorizziamo delle informazioni nella tecnica, stiamo cambiando la struttura originale di quel ricordo, o ne stiamo creando una simile associando altre informazioni visive.

Se la prima casella visiva del nostro schedario è, ad esempio, l'immagine di una mela che rappresenta la casella uno dello schedario dei colori, oppure l'immagine di una tazzina di tè che è la casella numero uno dello schedario visivo  fonetico; ogni volta che proveremo a fare un'associazione visiva, ad esempio, una spada che taglia in due la mela, o che rompe la tazzina di te, avverrà un cambiamento nella struttura originale del ricordo (la mnemotecnica). Per questo motivo le possibilità di ricordare si alzano esponenzialmente, in quanto l'esperienza visiva interiore che abbiamo creato a livello cosciente,  è considerata dal cervello come una nuova esperienza visiva simile ad una che già si possiede, e che diventerà parte delle esperienze visive vissute nella giornata, anche se in questo caso si tratta di esperienze visive interiori.


Proviamo ad associare questa semplice lista di nove parole:

 

- accendino

- giraffa

- trapano

- scarpe

- occhiali

 

- telefono

- galleria

- bolle

- quaderno

 

 

Lo schedario visivo che prendiamo per creare l'esempio è quello dei colori 1-10 ma è possibile utilizzare anche lo schedario visivo fonetico 1-10, o le prime dieci lettere di uno schedario visivo alfabetico. E' indifferente, l'importante è che abbia dieci punti di partenza e che siano disposti in modo sequenziale proprio come le fermate di un autobus, o di una metrò.

Lo schedario dei colori di dieci caselle:

 

Associamo ora la prima parola della lista: "accendino". La casella visiva uno dello schedario dei colori, ossia: Mela. Iniziamo quindi a visualizzare una bella mela rossa e succosa e un accendino, cercando di dare vita ad una scena, la prima cosa che viene in mente va bene. Ad esempio, possiamo visualizzare una mela che spaccandola in due all'interno troviamo un accendino. Oppure possiamo visualizzare la mela rossa che cadendo dal cielo va proprio a tappare il buco di un grande accendino. Possiamo anche immaginare di prendere noi l'accendino e di scaldare la mela con la fiamma, sino a sentire la puzza di buccia di mela bruciata. 

Ora passiamo alla seconda parola da memorizzare: giraffa. Anche qui è molto semplice, visualizziamo la seconda casella visiva dello schedario dei colori: arancio e associamola visivamente all'immagine della giraffa. Possiamo anche qui trovare associazioni molto elementari come ad esempio immaginare una giraffa in uno zoo dove dei bambini molto dispettosi gli stanno lanciando delle arance ma lei contenta però se le mangia prendendole al volo.
Per la memorizzazione della terza parola della lista: trapano. utilizziamo la terza casella visiva dello schedario dei colori: Banane. Come per le due memorizzazioni precedenti, visualizziamo un TRAPANO (magari proprio noi con un trapano in mano) mentre stiamo facendo tanti buchi in questa BANANA che si rivela essere poi un pezzo di legno verniciato (elemento rafforzativo che può essere aggiunto o meno).
Si prosegue continuando la memorizzazione delle parole nelle caselle visive rimanenti, dalla quarta parola della lista sino all'ultima parola della lista.

1 - mela-accendino

2 - arancia-giraffa

3 - banana-trapano

 

4 - prato-scarpe

5 - jeans-occhiali

 

6 - viola-telefono

7 - violino-galleria

8 - strada-bolle

9 - ragno nero-quaderno

 

Memorizzare la lista con lo schedario visivo fonetico

Il metodo di memorizzazione è lo stesso, si inizia la memorizzazione dalla casella uno e si associa ogni singola parola da memorizzare, ad ogni casella dello schedario partendo da uno.

Quindi visualizziamo la casella numero uno dello schedario visivo fonetico: 1-TE' e l'associamo visivamente con la prima parola della lista: accendino. Anche qui è possibile trovare facilmente un'associazione elementare, come ad esempio, visualizzare di scaldare la tazzina da sotto del nostro tè con un grande accendino. Oppure immaginare che qualcuno, o noi stessi, stiamo sorseggiando tranquillamente un te e qualcosa va a finire nella nostra tazza e che cos'è: proprio un accendino, chi l'avrà lanciato nella nostra tazza? 

Proseguite autonomamente nel trovare le associazioni visive giuste come già mostrato in tutti gli esempi precedenti. Evitate assolutamente di soffermarvi troppo su ogni singola memorizzazione, più riflettete su che tipo di associazione visiva è meglio utilizzare, più si sprecheranno energie mentali inutilmente e aumenterà la possibilità di dimenticare quell'informazione che eravamo convinti di aver ben memorizzato.

 

 

1- TE'- accendino

2- NOE'- giraffa

3- AMO - trapano

4- RE'- scarpe

5- ALI - occhiali

6 - CIAO - telefono

7 - AGO - galleria

8 - UFO - bolle

9 - BOA - quaderno

 

Una volta memorizzate tutte le parole nel nostro schedario visivo preferito, per ricordarle nello stesso ordine sarà sufficiente ripensare ad ogni singola casella visiva utilizzata nella nostra memorizzazione, e li, troveremo anche ogni singola parola della lista che abbiamo memorizzato in precedenza.

E' inutile preoccuparsi, o disperarsi nel caso di un pessimo risultato, come è irrilevante se le avete ricordate tutte senza errore. Queste sono solamente delle memorizzazioni elementari di base che servono esclusivamente per comprendere il perché a volte le associazioni riescono bene, altre invece no.

A questi livelli la bravura o la predisposizione sono praticamente irrilevanti, si può iniziare a considerarsi dei veri apprendisti mnemonisti nel momento che si è in grado di memorizzare una cinquantina di singole informazioni  in almeno una decina di minuti, come ad esempio: un numero di cinquanta cifre, una lista di 50 parole casuali, un mazzo di carte.

 

Paragrafo successivo: 

Lo schedario alfabetico 

 

 

 

 

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Notizie e qualche dritta sulla tecnica del palazzo della memoria

 

Mi è capitato negli ultimi due anni di ricevere segnalazioni di alcuni miei lettori in merito alla tecnica del “palazzo della memoria”, pubblicizzata da discutibili formatori di mnemotecniche che l’hanno spacciata come una strategia di memoria di grande successo per studiare e per riuscire a dare più esami in una volta. La tecnica del palazzo della memoria, in effetti, se è costruita, consolidata e utilizzata per un tot di volte, può realmente rivelarsi uno strumento di grande aiuto e non solo per studiare.

Quello che però posso dire con certezza, è che con la tecnica del palazzo della memoria non si dimezzeranno i tempi di studio, né tanto meno si avrà l’opportunità di riuscire a dare più esami in una volta grazie al fatto di averla appresa. Quello che è possibile memorizzare con la tecnica del palazzo della memoria, più o meno, sono le stesse identiche informazioni che potete memorizzare: con la tecnica dei loci, con la tecnica dello schedario visivo, o con qualsiasi altra mnemotecnica che abbia una struttura con punti di partenza, o punti e sotto punti di partenza, ossia informazioni visive disposte in modo ordinato e sequenziale. Se vi capiterà di leggere o ascoltare qualcuno che afferma che sia possibile memorizzare parti di testo, paragrafi o libri interi con la tecnica del palazzo della memoria in tempi brevi, sappiate che sta mentendo; questo perché non è possibile per una questione di poca compatibilità tra la memoria visiva e la memoria del linguaggio. Solo chi possiede un’innata predisposizione a ricordare ciò che legge per filo e per segno può farlo.

Se poi c’è qualcuno che afferma che sia possibile, dategli un libro e mettetelo alla prova, vedrete che sarà incapace di mostrarvelo e nonostante professi un metodo di memorizzazione,  troverà immediatamente delle scuse. E’ necessario tenere sempre a mente, soprattutto se si è studenti, che le tecniche di memoria dovrebbero essere “viste” come un blocchetto degli appunti su cui è possibile “scrivere” e dove solo noi abbiamo accesso; tutto ciò può certamente tornare molto utile e aumenta le probabilità di uscire da situazioni di amnesie temporanee, nonostante sino a qualche minuto prima ricordavamo tutto. Alla fine dei conti l’abilità più importante non è tanto memorizzare e tenere a mente le informazioni ma riuscire a trovarle velocemente utilizzando dei percorsi che conosciamo bene quando le dimentichiamo. Quando si memorizza qualcosa con una mnemotecnica per poi ricordare le informazioni memorizzate, in teoria è sufficiente ripercorrere la nostra mnemotecnica come se ci muovessimo fisicamente all’interno di essa; se l’informazione che abbiamo memorizzato non ci viene in mente subito nella prima ripetizione, abbiamo comunque la possibilità di avanzare e di lasciare in sospeso quello che ci è sfuggito per ritornarci in un secondo momento. Quando si sfrutta il potenziale della memoria visiva per ricordare, aumentano anche le probabilità di intuire quello che abbiamo temporaneamente dimenticato, anche mentre stiamo finendo la prima ripetizione. Sono processi mentali spontanei che lavorano autonomamente “sotto banco” e sino a che la memoria visiva è stimolata a ricordare, sarà più facile e veloce trovare i dati che temporaneamente abbiamo dimenticato. Questo ovviamente in linea generale; poi c’è il fattore soggettivo dove ognuno di noi preferirà un tipo di percorso visivo, con più o meno dettagli e oggetti da ricordare, come base per la memorizzazione rispetto ad un'altra persona.

 

Quello che è certo è che più esperienze visive facciamo, più impariamo a conoscere come lavora la nostra memoria, più riusciremo a capire come ci serve le informazioni che desideriamo senza nemmeno pensarci tanto. D'altronde, se ci riflettiamo un po’ sopra, quante volte e quanto tempo al giorno utilizziamo la memoria visiva per ricordare qualcosa?

 

È un po’ come prendere più spesso il controllo della propria respirazione, per aumentare l’ossigenazione nel nostro corpo e nel nostro cervello. Quando smettiamo di farlo volontariamente, il controllo torna automaticamente all’inconscio. Acquisire consapevolezza di quello che succede quanto tentiamo di memorizzare con uno sforzo volontario e cosciente e quando cerchiamo di ripetere ciò che abbiamo memorizzato, è una fase molto importante dell’apprendimento. Secondo alcuni testi storici, la tecnica del palazzo della memoria sembra essere stata creata da un gesuita di nome Matteo Ricci (1552-1610) alla fine del Cinquecento. Quest’uomo di chiesa, dotato di grandi capacità intellettive e di memoria, organizzava i suoi ricordi utilizzando le stanze dei palazzi reali per associare le informazioni che desiderava ricordare; in questo modo sembra abbia imparato la lingua cinese molto bene, anche se c’è da considerare che ha vissuto la maggior parte della sua vita in Cina e quindi anche questo probabilmente ha influito sul suo apprendimento. Matteo Ricci, gesuita stimato e rispettato nella Cina di quel tempo, ha scritto un trattato su questa tecnica che è praticamente sempre la tecnica dei loci ma si potrebbe dire disposta in verticale. Di seguito i dieci step per sviluppare la propria tecnica del palazzo della memoria, e successivamente una spiegazione più dettagliata di ogni step:




1.Individua il palazzo che sei in grado di visualizzare senza difficoltà

2 Fissa il punto di partenza

3.Per ogni loco identifica un particolare univoco

4.Ripercorri più volte il tuo palazzo della memoria

5. Memorizza nuove informazioni

6. Utilizza la creatività ma sfrutta anche ricordi a lungo termine che ricordi bene

7. Rinforza continuamente la tua struttura mnemonica

8. Esplora il tuo palazzo come se fossi veramente nella realtà

9. Ricorda che ogni ricordo subisce un naturale deterioramento

10.Estendi la tua struttura mnemonica: crea la tua città della memoria

 

 

 

prossimo paragrafo: La tecnica del palazzo della memoria

 

 

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La tecnica del palazzo della memoria (parte prima)

 

I limiti del palazzo della memoria sono gli stessi identici limiti che hanno tutte le altre tecniche di memoria precostruite come ad esempio: la tecnica dei loci o gli schedari visivi. Io personalmente preferisco la tecnica dei loci utilizzando spazi aperti che già conosco bene (non necessariamente reali), muovendomi tra un luogo e un altro proprio come fossero realmente delle fermate di autobus con due capolinea. Ho conosciuto però mnemonisti e veri appassionati di tecniche di memoria che preferivano tecniche come quella del palazzo della memoria, dove nei loro luoghi o stanze che creavano, riempivano l'ambiente immaginario di tantissimi punti di partenza seguendo un certo criterio di movimento.
Per movimento in una mnemotecnica, intendo quando spostiamo la nostra attenzione da un ricordo visivo ad un altro. 
E' irrilevante il tipo di tecnica di memoria che si sceglie, com'è irrilevante avere una mnemotecnica precostruita preferita: "funzionano tutte su questo principio: punti di partenza e punti di partenza con sotto punti di partenza per le tecniche di memoria più elaborate". 

Ricordate che una tecnica di memoria può essere appresa e messa in pratica dopo poco tempo ma una tecnica di memoria giovane è sempre un ricordo prossimo a finire nel dimenticatoio della memoria e successivamente nell'oblio, se dimenticato di ripassarlo sino al suo completo consolidamento. Quando una mnemotecnica è consolidata bene, essa sopravvive per anni come possono sopravvivere per anni ricordi di luoghi che avete percorso o visitato molte volte. 

Di seguito come sviluppare la tecnica in 10 step. Se siete persone frettolose sappiate che questo percorso ha bisogno di un tempo mediamente lungo, un conto comprendere la teoria un altra cosa è mettere mano nella propria memoria per costruire o fabbricare dei ricordi a lungo termine utilizzando: volontà, attenzione e concentrazione.

 

 


1.Individua il palazzo che sei in grado di visualizzare senza difficoltà

  

 

Scegliamo un palazzo che conosciamo bene, o che vediamo molto di frequente (questo è senz’altro l’approccio migliore per chi si trova alle prime armi con questa tecnica). Una volta individuato il nostro palazzo, occorre classificare e organizzare il "palazzo della memoria" proprio come se dovessimo descriverlo a parole. Contiamo i piani e se possiamo cerchiamo di capire quante abitazioni ha al suo interno. Più dettagli conosceremo di questo palazzo, più la nostra struttura mnemonica si potenzierà, rendendola sempre più disponibile al nostro richiamo cosciente di una determinata informazione. È consigliabile usare ricordi reali per costruire la tecnica del palazzo della memoria; chi è dotato di una spiccata creatività può decidere di costruirne uno personalizzato. Quello che conta è riuscire a percorrerlo nella nostra mente come se fossimo nella realtà, cercando di seguire un percorso progressivo, soprattutto quando si è in fase di apprendimento e costruzione della tecnica. Così come bisogna percorrere più volte nella realtà una strada per ricordarla sempre meglio, allo stesso modo dobbiamo ripercorrerla mentalmente per potenziare la tecnica e la disponibilità immediata dei luoghi che richiamiamo. Con il tempo si acquisirà una super velocità nello spostarsi mentalmente e sarà possibile muoversi nella struttura a 360 gradi e a velocità supersoniche. All’inizio può tornare utile usare la vecchia carta stampata per annotare e creare una mappa mentale di supporto, o utilizzare un foglio di testo word, o anche un foglio bianco di un semplice programma di foto ritocco come Paint, per descrivere nel dettaglio il contenuto e la presenza di oggetti, o di altri particolari (senza diventarne dipendenti). In alternativa possiamo utilizzare anche la struttura di un centro commerciale. Più luoghi avrà la struttura, più informazioni potremo memorizzare.

 

 

2. Fissa il punto di partenza

 

Scegli un punto di partenza che sia contrassegnato con il numero uno; numerare i luoghi mentalmente è un ottimo supporto per spostarsi velocemente nella struttura mnemonica e capire dove siamo in ogni istante. È un potenziamento della mnemotecnica che potrebbe richiedere più tempo rispetto a non numerare ogni stanza, ma il vantaggio è potersi spostare tra i luoghi di questa mnemotecnica con molta più rapidità e soprattutto con molta più precisione. Con questa tecnica entra in gioco la memoria visivo-spaziale, come per la tecnica dei loci, e di conseguenza entra in gioco l’orientamento, anche se ci troviamo in un mondo immaginario. L’ingresso del palazzo potrebbe essere il punto di partenza, il luogo o punto di partenza numero uno, ma si potrebbe iniziare benissimo dal tetto, a scendere. Il luogo finale è qualcosa che non è possibile definire, perché potremmo utilizzare un palazzo di cinque piani con tre appartamenti ciascuno (15 luoghi o stanze), oppure un palazzo di dieci piani con due scale e venticinque appartamenti per ogni scala (50 loci). Ognuno decide da sé in base a come si trova e come si muove meglio nella sua memoria.

 


3. Per ogni luogo identifica un particolare univoco

 


...o crealo, anche se non esiste nella realtà. I luoghi scelti sono i punti in cui depositeremo le informazioni utilizzando il meccanismo creativo e associativo. Più il luogo conterrà dettagli e particolari, più diventerà semplice memorizzare. Ad esempio, se nasce confusione nel distinguere un luogo da un altro, potrebbe tornare molto utile inserire un elemento aggiuntivo della nostra realtà abitudinaria, come ad esempio il nostro mouse che utilizziamo sempre o un qualsiasi altro oggetto che conosciamo bene. Se nel nostro palazzo della memoria al secondo piano nel luogo 5 (luogo cinque), abbiamo notato che c’è un’alta probabilità di confonderlo con un altro luogo (cosa riscontrabile nella costruzione della tecnica), inseriremo questo elemento aggiuntivo, con cui siamo a contatto tutti i giorni. È un elemento rafforzativo per evitare confusione. Questa strategia è solo un aiuto quando ci si trova nella prima fase della tecnica, ossia quella della costruzione della struttura mnemonica a livello mentale. Quando si raggiunge poi una certa padronanza con l’esperienza, tutto diventerà molto più semplice e spontaneo. La personalizzazione della tecnica, come per tutte le altre tecniche, è soggettiva e ispirata alla nostra personale creatività

 

 


4. Ripercorri più volte il tuo palazzo della memoria


Lo scopo di una tecnica di memoria è trattenere le informazioni più a lungo possibile; per questo la piena efficienza e disponibilità della struttura deve essere qualcosa di abitudinario, che fa parte della nostra giornata. Se ad esempio il vostro palazzo della memoria è di dieci piani e cinquanta loci, ripercorreteli ogni volta che ne avete l’occasione. Inizialmente potreste metterci parecchi minuti, ma dopo poche ripetizioni mentali arriverete a ridurre i tempi del vostro percorso sino a raggiungere una velocità incredibile, tutto in modo naturale. Mentalmente è possibile percorrere cinquanta loci in meno di trenta secondi (ma anche in molto meno). Più rivediamo e percorriamo la struttura che abbiamo costruito, più la potenzieremo rendendola a livello inconscio come se fosse un percorso della nostra realtà. Non è necessario ripeterla tutta in una volta durante il suo consolidamento, potete percorrere mentalmente la vostra tecnica del palazzo della memoria anche a pezzi, ad esempio se fosse un palazzo con venti appartamenti (5 per piano), potete ripercorrere mentalmente un piano alla volta anche a distanza di una o più ore di tempo della stessa giornata. Anche questo metodo di ripasso per il consolidamento della tecnica vi farà comprendere cose della vostra memoria che ora ignorate.

 

 

5. Memorizzare nuove informazioni

Una volta diventati consapevoli che la nostra struttura mnemonica è consolidata e siamo capaci di muoverci dentro di essa in modo sicuro e immediato, possiamo iniziare ad associare le informazioni che desideriamo memorizzare. Ogni luogo può ospitare un certo numero di informazioni; per chi è agli inizi, è consigliabile partire da una singola informazione, o al massimo due. Ad esempio, immaginiamo di dover memorizzare una lista della spesa e la prima parola è MELE. Inizieremo a visualizzare il primo luogo, l’entrata del palazzo; creeremo quindi una scena che possa contenere la parola MELE come elemento principale; poi potremmo immaginare di trovare un cestino di mele davanti all’entrata del nostro palazzo, legato sul montante centrale del portone, che penzola come un pendolo. Se la seconda parola della lista è CARCIOFI, possiamo immaginare nel luogo (o loco) vicino alla porta una pianta, con dei carciofi carnivori che tentano di mangiarci quando ci avviciniamo. E così via con tutte le altre parole che dobbiamo memorizzare. Questo è un esercizio base per chi si trova nella prima fase della tecnica. Memorizzare più parole in un luogo unico, sfruttando magari pareti o altri particolari, può comportare un eccessivo utilizzo di risorse mentali con il conseguente affaticamento e rallentamento della memorizzazione. Si consiglia a chi è all’inizio di limitarsi alla memorizzazione di una o due informazioni semplici alla volta.

 

 

La tecnica del palazzo della memoria (seconda parte)

 

 

 

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Lo schedario alfabetico

 

 

Lo schedario alfabetico è una di quelle tecniche che può essere insegnata anche ad un bambino di prima elementare, in quanto per costruirlo possiamo utilizzare molte immagini corrispondenti ad una lettera. È una piccola mnemotecnica che una volta memorizzata e consolidata, consente di memorizzare un certo quantitativo di informazioni, come ad esempio: una lista della spesa di oltre venti prodotti, una ventina di parole casuali ed anche un numero di un centinaio di cifre, se la combiniamo con un’altra mnemotecnica per memorizzare numeri.

Lo schedario alfabetico può essere categorizzato. potete creare uno schedario che utilizza: nomi di oggetti, animali, piante, di quello che vi pare. Chi impara questa mnemotecnica supera anche di oltre tre volte, la capacità di memorizzazione della memoria a breve termine.

Ecco un esempio di uno schedario alfabetico visivo degli animali:

 


Asino
Balena
Cigno
Daino
Elefante
Farfalla
Gabbiano
Husky
Iena


Jack Russel
Koala
Leone
Mucca
Narvalo
Orso
Panda
Quaglie
Rana


Scimmia
Tapiro
Upupa
Volpe
Wallabia
Xifo
Yak
Zebra

 

 

 

 

 

 

Come già accennato precedentemente, lo schedario alfabetico è una piccola mnemotecnica che può essere imparata molto velocemente rispetto ad altre. Il potenziale però è limitato se questa mnemotecnica è utilizzata singolarmente. Ciò che è importante agli inizi di questo percorso non è tanto la "capienza" o "l'estensione" della vostra mnemotecnica, ma quanto siete abili nell'articolare il pensiero utilizzando sia la memoria visiva che la memoria del linguaggio nel vostro "laboratorio mentale" quando create una mnemotecnica o quando memorizzate qualcosa.

 

 

Memorizzare informazioni con lo schedario alfabetico

Memorizzare informazioni con lo schedario alfabetico è molto semplice. La strada che si segue è la stessa di quando si utilizzano mnemotecniche  come: la tecnica dei loci, il palazzo della memoria o qualsiasi altro tipo di schedario visivo costruito in modo ordinato e sequenziale.

Come già scritto, lo schedario alfabetico è una mnemotecnica molto limitata ma che comunque supera già così ( di tre volte) la capacità di archiviazione della memoria a breve termine.
Sono dell'idea che lo schedario alfabetico degli animali e la tecnica dei colori, siano un qualcosa di veramente eccezionale per insegnare le basi delle mnemotecniche ai bambini delle scuole elementari, in quanto sono mnemotecniche molto semplici da costruire, da mettere in pratica  e che richiedono poco tempo rispetto ad altre mnemotecniche.

Immaginiamo di memorizzare questa lista di dieci parole casuali :

- ristorante

- forbici

- accendino

- smartphone 

- cerotto

 

- secchio

- serpente

- calorifero

- girasole

- porta

 

La prima parola da memorizzare è: RISTORANTE

Visualizziamo ora la prima immagine del nostro schedario alfabetico degli animali, ossia: ASINO(A); proviamo ad associare l'immagine del ristorante (la prima parola della lista), con l'immagine dell'asino. Essendo parole concrete è molto semplice visualizzare una scena di un asino seduto al tavolo di un ristorante che sta raiando perché nessuno gli porta da mangiare. A questo punto, una volta messo su il primo "ponteggio" della memorizzazione, è sufficiente rivedere la scena due o tre volte, per assicurarsi di averla bene memorizzata. 

 

Procediamo nello stesso modo per memorizzare la seconda parola della lista: FORBICI

La seconda immagine del nostro schedario alfabetico degli animali è: BALENA

Anche qui l'associazione visiva è molto semplice da combinare. E' quindi sufficiente creare un interazione visiva tra le immagini: FORBICI e BALENA (o viceversa), per poter memorizzare la seconda parola della lista. Possiamo immaginare di ritagliare con un paio di forbici da disegno, l'immagine di una balena, oppure possiamo visualizzare una scena raccapricciante come: "Il gigante dei mari con le sue forbici apri in due la balena che aveva catturato, per togliergli tutto l'interno e pulirla per bene e successivamente mangiarla. La visualizzazione di queste due: "scenette", richiede parecchio meno tempo rispetto a scriverle: "nero su bianco".

Passiamo ora alla memorizzazione della terza parola della lista: ACCENDINO

Come per le due precedenti parole memorizzate: ristorante e forbici, ora visualizziamo la terza immagine del nostro schedario alfabetico: Cigno.

Dalla parola: cigno, sino alla decima parola della lista da memorizzare, procedete da soli. E' sufficiente limitarsi alla semplice associazione intuitiva, quello che viene in mente subito va bene, è inutile riflettere se si è memorizzato bene o male, sfruttate in questa semplice memorizzazione quello che di spontaneo vi viene in mente. Se non vi viene in mente niente, o vi trovate in difficoltà nel memorizzare questa lista di dieci parole elementari, significa solamente che avete poco e niente fiducia nella vostra memoria visiva, di conseguenza rimane bloccata perché siete convinti, consapevolmente o inconsapevolmente, che si faccia prima nel vostro modo ordinario di memorizzare. 

 

E' possibile svolgere questa memorizzazione esclusivamente se si è memorizzato bene almeno la prima parte della tecnica (le prime dieci lettere dell'alfabeto). E' possibile affermare che la tecnica è ben consolidata quando siete in grado di ripeterla dall'inizio alla fine e dalla fine all'inizio senza minimamente preoccuparvi della lettera che c'è dopo, o viene prima.

 

 

 

La prima ripetizione

Quando si memorizzano un quantitativo di informazioni con una mnemotecnica, la prima ripetizione è quella che dimostrerà concretamente il successo e l'insuccesso di quello che è stato un tentativo di tenere a mente qualcosa ragionando in un certo modo.
Per rivedere le informazioni memorizzate è sufficiente partire dall'inizio della tecnica è procedere nell'ordine naturale dell'alfabeto visivo, ciò significa che nel momento che visualizzerete l'animale corrispondente alla lettera A: l'asino, in modo spontaneo dovrebbe comparire l'immagine che associata precedentemente, stessa identica cosa per tutte le immagini dell'alfabeto visivo. Lo stesso metodo si applica alla tecnica dei loci, ossia, per ricordare le informazioni memorizzate si parte dal primo luogo visualizzando il primo luogo, poi si visualizza il secondo luogo e cosi via. Stessa cosa per lo schedario dei colori, o lo schedario visivo fonetico.

Mi è capitato negli anni di conoscere persone che si lamentavano di risultati poco soddisfacenti nelle loro memorizzazioni, ma a meno che il vostro obbiettivo non sia quello di partecipare a delle gare di memorizzazione in velocità, anche se raggiungete il 100% della memorizzazione dopo la terza ripetizione, consideratelo un ottimo risultato, soprattutto se paragonato al memorizzare informazioni nel modo ordinario, utilizzando solo la memoria a breve termine, ossia: ripetendo sino alla nausea a voce o a mente.

 

 

prossimo paragrafo: 

Notizie e qualche dritta sulla tecnica del palazzo della memoria

 

 

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