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Maestri di apprendimento


Apprendere i “segreti” di come ottenere una memoria più “prodigiosa” e potente può tornare molto utile alla maggior parte di noi. Poche sono quelle persone che possono affermare che la loro memoria è buona e che difficilmente dimenticano qualcosa (beati loro!).

Imparare a ricordare dovrebbe essere “visto” come un’attività mentale da inserire nelle nostre abitudini quotidiane come il respirare, più che come una forzatura, un allenamento. Qualcuno, a tal proposito, afferma che “è necessario allenarsi quotidianamente per un minimo di tempo per tenere sempre la memoria ad un certo livello di potenziale” (che è vero solamente in caso si partecipi a competizioni sportive). Nella vita abbiamo imparato a svolgere moltissimi compiti, la maggior parte di questi abbiamo dimenticato di averli imparati, oppure ne abbiamo giusto un vago ricordo, altri si sono automatizzati nel tempo e fanno parte delle nostre abitudini quotidiane a cui nemmeno pensiamo. Anche se ci riflettiamo sopra, alla fine quanto riusciamo a ricordare, ad esempio, di come abbiamo imparato a leggere e a scrivere? Ma questo è solo un banale esempio di tutto quello che siamo stati in grado di apprendere e automatizzare, dimenticando il percorso di come l’abbiamo imparato. Ognuno di noi è naturalmente predisposto all’apprendimento e il nostro cervello è in grado di prendere il controllo su ciò che facciamo con un pizzico di volontà, o addirittura senza, come: parlare al telefono e vestirsi cercando qualcosa, tutto contemporaneamente. Oppure prestare ascolto ad una persona che ci sta parlando mentre stiamo mettendo in ordine o siamo impegnati in un lavoro. Una persona alla guida di un’automobile, inoltre, è in grado anche di sostenere una conversazione con qualcuno e ascoltare nel contempo il notiziario alla radio, attività mentali che però non impediscono al guidatore di scalare la marcia per rallentare, frenare, suonare il clacson a qualcuno che gli taglia la strada, o lampeggiare alla corsia opposta per avvisare che c’è stato un indicente. Esempi elementari di come il nostro cervello sia in grado di svolgere più compiti contemporaneamente senza necessariamente pensare a quello che facciamo procedendo naturalmente spesso in automatico.

Tutte operazioni che possiamo fare contemporaneamente con un piccolissimo sforzo di volontà; qualcuno direbbe trattarsi di “multitasking o cervello quantico” ma è solamente quello che un qualsiasi cervello umano è in grado di fare senza troppe difficoltà. Il nostro cervello è in grado di automatizzare e “lavorare” per noi con un minimo sforzo consapevole (a volte anche senza!).

Ogni percorso formativo, ogni nuovo apprendimento che dobbiamo acquisire prima di raggiungere un livello di automatismo, ha bisogno di essere eseguito per un certo numero di volte nel tempo, questo vale sia per quanto riguarda un’attività di apprendimento che coinvolge il fisico, sia per quanto riguarda un’attività di apprendimento che coinvolge solamente una o più attività mentali. A differenza però di un apprendimento fisico che potrebbe essere limitato (ad esempio non possiamo imparare a saltare un ostacolo di cinque metri di altezza senza uno strumento, o saltare da un tetto di un grattacielo ad un altro), per quanto riguarda gli apprendimenti di livello mentale i limiti sono solamente quelli che ci creiamo noi, spesso per trovare scuse nell’interrompere un percorso formativo che ci sta annoiando e forse perché crediamo di non essere all’altezza del nuovo apprendimento, o peggio ancora, che sia qualcosa di inutile per noi.

Quando eravamo piccoli e molto giovani eravamo obbligati ad imparare dai genitori, dalle istituzioni; per chi poi si è dovuto inserire nel mondo del lavoro è stato obbligato (da se stesso per tornaconto personale ed economico, o da qualcun altro) ad imparare a svolgere una mansione lavorativa che poi avrà sicuramente automatizzato e successivamente potrebbe aver svolto quotidianamente controvoglia, ma, anche se appunto controvoglia, riusciva a svolgerla bene.

Credo che se ognuno di noi riflettesse un po’ sopra su ciò che è stato scritto sino ad ora, potrebbe pensare che siano tutte cose scontate, ovvie; ma se alla fine dei conti sono tutte cose scontate e ovvie, perché smettiamo di imparare e di migliorare nella vita? Cosa ci fa arretrare, arrendere, rinunciare quando iniziamo un nuovo percorso di apprendimento?

Come per il resto, l’idea o la volontà di incrementare la propria capacità di ricordare, dipende esclusivamente dalle nostre abitudini quotidiane, abitudini che se avessero un’“anima”, risulterebbero molto egoiste e avare del loro tempo che occupano in ogni giorno della nostra vita.

In sintesi, è necessario diventare consapevoli che la maggior parte delle nostre abitudini hanno un peso rilevante su ogni tentativo di imparare qualcosa di nuovo nella vita, soprattutto da zero. Ogni nuovo apprendimento e il suo consolidamento sino alla sua completa automatizzazione, sottrarrà obbligatoriamente tempo ad una o più abitudini della nostra quotidianità che (sembra assurdo ma è vero), combatteranno per riottenere il tempo che gli stiamo sottraendo. L’esempio più banale ed elementare che possiamo mettere in pratica per mostrare l’evidenza di questa ovvia verità, è provare anche per un solo singolo giorno ad utilizzare la mano opposta per fare tutto quello che facciamo di solito: dallo scrivere, dal tenere in mano una posata, dal pettinarci, dal tenere in mano il rasoio da barba, lo spazzolino, ecc.

Provateci e vi renderete conto come una semplice abitudine vi impedisca di fare qualcosa di diverso dal solito, come riesca ad influenzare anche il vostro stato d’animo trasmettendovi disagio e cercando in tutti i modi di riportare tutto alla normalità.

Alla fine si arriva a pensare: “Se ho sempre usato questa mano per scrivere, per tenere lo spazzolino da denti, la forchetta, il mouse, la spazzola, il rasoio, ecc., è ovvio che se cambio mano mi trovo in difficoltà e a disagio!”.

Ecco appunto! La stessa identica cosa succede quando dovete cambiare o apprendere un nuovo modo di pensare ma a differenza di un’abitudine ad usare una certa parte del corpo, un’abitudine mentale sarà molto più subdola quando tenterete di modificarla perché agirà su di voi senza che ve ne rendiate conto.

Per questo motivo è meglio spendere anche solo pochi minuti al giorno, rubati qua e là nei tempi morti e nei ritagli di tempo, piuttosto che pianificare un percorso d’apprendimento che nella maggior parte dei casi sarà abbandonato. Puntate sulla continuità nel tempo, più che sulla quantità che dedicate a singhiozzo durante la vostra settimana e vi accorgerete come dentro di noi ci siano meccanismi in grado di fare cose incredibili che difficilmente ora riuscite ad immaginare.

 

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