tecniche-di-memoria-livello-zero-edizione-2020

 

 

Ascolta l'audio di questa pagina - 5'41''

 


Download

 

 

 

Notizie e qualche dritta sulla tecnica del palazzo della memoria

 

Mi è capitato negli ultimi due anni di ricevere segnalazioni di alcuni miei lettori in merito alla tecnica del “palazzo della memoria”, pubblicizzata da discutibili formatori di mnemotecniche che l’hanno spacciata come una strategia di memoria di grande successo per studiare e per riuscire a dare più esami in una volta. La tecnica del palazzo della memoria, in effetti, se è costruita, consolidata e utilizzata per un tot di volte, può realmente rivelarsi uno strumento di grande aiuto e non solo per studiare.

Quello che però posso dire con certezza, è che con la tecnica del palazzo della memoria non si dimezzeranno i tempi di studio, né tanto meno si avrà l’opportunità di riuscire a dare più esami in una volta grazie al fatto di averla appresa. Quello che è possibile memorizzare con la tecnica del palazzo della memoria, più o meno, sono le stesse identiche informazioni che potete memorizzare: con la tecnica dei loci, con la tecnica dello schedario visivo, o con qualsiasi altra mnemotecnica che abbia una struttura con punti di partenza, o punti e sotto punti di partenza, ossia informazioni visive disposte in modo ordinato e sequenziale. Se vi capiterà di leggere o ascoltare qualcuno che afferma che sia possibile memorizzare parti di testo, paragrafi o libri interi con la tecnica del palazzo della memoria in tempi brevi, sappiate che sta mentendo; questo perché non è possibile per una questione di poca compatibilità tra la memoria visiva e la memoria del linguaggio. Solo chi possiede un’innata predisposizione a ricordare ciò che legge per filo e per segno può farlo.

Se poi c’è qualcuno che afferma che sia possibile, dategli un libro e mettetelo alla prova, vedrete che sarà incapace di mostrarvelo e nonostante professi un metodo di memorizzazione,  troverà immediatamente delle scuse. E’ necessario tenere sempre a mente, soprattutto se si è studenti, che le tecniche di memoria dovrebbero essere “viste” come un blocchetto degli appunti su cui è possibile “scrivere” e dove solo noi abbiamo accesso; tutto ciò può certamente tornare molto utile e aumenta le probabilità di uscire da situazioni di amnesie temporanee, nonostante sino a qualche minuto prima ricordavamo tutto. Alla fine dei conti l’abilità più importante non è tanto memorizzare e tenere a mente le informazioni ma riuscire a trovarle velocemente utilizzando dei percorsi che conosciamo bene quando le dimentichiamo. Quando si memorizza qualcosa con una mnemotecnica per poi ricordare le informazioni memorizzate, in teoria è sufficiente ripercorrere la nostra mnemotecnica come se ci muovessimo fisicamente all’interno di essa; se l’informazione che abbiamo memorizzato non ci viene in mente subito nella prima ripetizione, abbiamo comunque la possibilità di avanzare e di lasciare in sospeso quello che ci è sfuggito per ritornarci in un secondo momento. Quando si sfrutta il potenziale della memoria visiva per ricordare, aumentano anche le probabilità di intuire quello che abbiamo temporaneamente dimenticato, anche mentre stiamo finendo la prima ripetizione. Sono processi mentali spontanei che lavorano autonomamente “sotto banco” e sino a che la memoria visiva è stimolata a ricordare, sarà più facile e veloce trovare i dati che temporaneamente abbiamo dimenticato. Questo ovviamente in linea generale; poi c’è il fattore soggettivo dove ognuno di noi preferirà un tipo di percorso visivo, con più o meno dettagli e oggetti da ricordare, come base per la memorizzazione rispetto ad un'altra persona.

 

Quello che è certo è che più esperienze visive facciamo, più impariamo a conoscere come lavora la nostra memoria, più riusciremo a capire come ci serve le informazioni che desideriamo senza nemmeno pensarci tanto. D'altronde, se ci riflettiamo un po’ sopra, quante volte e quanto tempo al giorno utilizziamo la memoria visiva per ricordare qualcosa?

 

È un po’ come prendere più spesso il controllo della propria respirazione, per aumentare l’ossigenazione nel nostro corpo e nel nostro cervello. Quando smettiamo di farlo volontariamente, il controllo torna automaticamente all’inconscio. Acquisire consapevolezza di quello che succede quanto tentiamo di memorizzare con uno sforzo volontario e cosciente e quando cerchiamo di ripetere ciò che abbiamo memorizzato, è una fase molto importante dell’apprendimento. Secondo alcuni testi storici, la tecnica del palazzo della memoria sembra essere stata creata da un gesuita di nome Matteo Ricci (1552-1610) alla fine del Cinquecento. Quest’uomo di chiesa, dotato di grandi capacità intellettive e di memoria, organizzava i suoi ricordi utilizzando le stanze dei palazzi reali per associare le informazioni che desiderava ricordare; in questo modo sembra abbia imparato la lingua cinese molto bene, anche se c’è da considerare che ha vissuto la maggior parte della sua vita in Cina e quindi anche questo probabilmente ha influito sul suo apprendimento. Matteo Ricci, gesuita stimato e rispettato nella Cina di quel tempo, ha scritto un trattato su questa tecnica che è praticamente sempre la tecnica dei loci ma si potrebbe dire disposta in verticale. Di seguito i dieci step per sviluppare la propria tecnica del palazzo della memoria, e successivamente una spiegazione più dettagliata di ogni step:




1.Individua il palazzo che sei in grado di visualizzare senza difficoltà

2 Fissa il punto di partenza

3.Per ogni loco identifica un particolare univoco

4.Ripercorri più volte il tuo palazzo della memoria

5. Memorizza nuove informazioni

6. Utilizza la creatività ma sfrutta anche ricordi a lungo termine che ricordi bene

7. Rinforza continuamente la tua struttura mnemonica

8. Esplora il tuo palazzo come se fossi veramente nella realtà

9. Ricorda che ogni ricordo subisce un naturale deterioramento

10.Estendi la tua struttura mnemonica: crea la tua città della memoria

 

 

 

prossimo paragrafo: La tecnica del palazzo della memoria

 

 

Commenta sul forum ufficiale