terza parte: la memoria uditiva

La memoria uditiva, dopo la memoria visiva, nella maggior parte delle persone, è il senso più utilizzato nella vita di tutti i giorni. Come la memoria visiva, la memoria uditiva lavora nella maggior parte della nostra vita in modo passivo.

Se vogliamo ricordare un brano, una poesia, un discorso di un parente, l'abbaiare di un cane, il suono di un vetro che si rompe, il rumore di un petardo che scoppia, basta pensarlo e in qualche modo dentro la nostra testa una memoria si attiva, producendo un "suono" nella nostra mente, o meglio, quello che abbiamo cercato e quello che la nostra memoria ci sta fornendo.

Tutto quello che riusciamo a ricordare di una canzone, intera o a pezzi, è possibile, in quanto abbiamo ascoltato una determinata sequenza di suoni (da un inizio ad una fine), per x volte.

Molto similmente uno studente riesce a ripetere un intero libro. Legge e ascolta la nella sua mente, ripetendo a voce quello che ha letto e che deve imparare. A differenza di un brano musicale, studiare, ricordare e ripetere, comporta uno sforzo volontario maggiore e continuativo.

Se osserviamo la tecnica per insegnare ad un pappagallo come pronunciare delle parole, possiamo benissimo notare che la stessa tecnica viene utilizzata nella società, da migliaia di anni per trasmettere la conoscenza. L'unica differenza che c'è tra un pappagallo è un essere umano, è che l'essere umano ha coscienza di se (si spera!), ed è in grado di auto apprendere.

Chi scrivere riassunti, schemi, chi legge e ripete, sfrutta i ricordi che appartengono alla memoria uditiva, un professore che ha il compito di esaminare uno studente (ad esempio), utilizza anch'esso la memoria uditiva per valutare l'esaminato. Questo metodo, utilizzato da immemorabile tempo è il motivo perché la maggior parte delle persone hanno difficoltà a comprendere le tecniche di memoria e soprattutto a metterle in pratica. Si dice che le abitudini sono dure a morire ma in questo caso più che un abitudine è una tradizione millenaria di una società che ha privileggiato e privileggia tutt'ora la memoria uditiva per comunicare e trasmettere la conoscenza in uno stato cosciente.

Chi utilizza le tecniche di memoria utiizzando in modo spropositato la memoria visiva converte i ricordi della memoria uditiva in immagini e successivamente, quando ha bisogno di ricordare una determinata informazione riconverte le immagini per essere trasmesse attraverso la memoria uditiva. Questo meccanismo solitamente è poco utilizzato tra le persone tranne nel caso debbano raccontare o descrivere qualcosa che hanno visto.

La difficoltà più grossa per apprendere le tecniche di memoria che utilizzano in maniera abbondante la memoria visiva, risiede nell'abitudine di utilizzare i ricordi che fanno parte del "contenitore mnemonico" che contiene tutte le informazioni sonore, tra cui il linguaggio, utilizzato per comunicare con i nostri simili e per apprendere la conoscenza. Anche quando comunichiamo con noi stessi.

Chi si avvicina alle tecniche di memoria, si trova ad affrontare questa abitudine millenaria senza nemmeno rendersene conto, per questo motivo la maggior parte delle persone (più del 99,9%, rimanendo ottimisti), abbandona le mnemotecniche. Vincere su questa abitudine è il primo obbiettivo per chi vuole aumentare il proprio potenziale mnemonico, diventare consapevoli di questo modo di comprendere comune aiuta a superare le prime difficoltà quando ci si avvicina alle tecniche di memoria.

Le persone che sono riuscite a raggiungere un certo livello di mnemotecniche, possono comprendere come i ricordi che appartengono alla memoria uditiva possono essere utili combinati alla memoria visiva, la tecnica dello schedario fonetico, è un esempio perfetto di come la fusione di due tipi di memoria possa far aumentare in modo notevole il proprio potenziale mnemonico.

In sintesi, la memoria uditiva, per un mnemonista, può essere il riassunto naturale della memoria visiva, il suo concentrato, la mappa ordinata, il binario, su cui la memoria visiva segue quando dobbiamo memorizzare o richiamare informazioni alla coscienza. Le parole chiave sono un ottimo esempio di come una vibrazione sonora (anche se pronunciata mentalmente), possa essere convertita da suono ad immagine e viceversa.

Chi ha raggiunto un certo livello nell'utilizzo delle mnemotecniche ha certamente maturato la consapevolezza che l'unico limite nella memorizzazione è la nostra pigrizia nel costruire una struttura mnemonica ed estenderla ai limiti dell'inimmaginabile, visualizzare, costruire immagini e consolidarle richiede molti sforzi mentali, richiede molto tempo. La ripetizione classica del pappagallo, utilizzando appunto la memoria uditiva, torna molto utile nel costruire strutture mnemoniche"ad hoc" a tempo perso.

Prendiamo questa semplice lista:

- Letto

- finestra

- camera

- bagno

- cucina

- entrata

- pianerottolo, o cancello

- automobile, moto o autobus

- strada

- bidoni spazzatura

Per leggerla ci vogliono pochi secondi per visualizzarla invece ce ne vogliono molti di più se dobbiamo impararla a memoria in modo sequenziale. Può essere memorizzata in due modi: ripetendola verbalmente o mentalmente, oppure visualizzando una sequenza visiva dove ogni informazione e legata all'altra.

Le strutture mnemoniche create per memorizzare informazioni devono essere ripassate periodicamente, la memoria uditiva è la via più veloce per eseguire questi ripassi. Per esperienza posso dire che le parole in uno schedario sono la chiave per aprire una porta di accesso alla memoria visiva corrispondente a quella parola.

 

 

         

          

 

 

Scarica gratuitamente l'anteprima del:

Il metodo dei colori -Corso multimediale tecniche di memoria livello zero